Intervista a docente di economia aziendale del nostro istituto

  • Pubblicato il 21/04/2026
  • da V. T. - Vicenza (VI)

INTRODUZIONE:
Il 20 marzo dalle ore 9:35 fino alle ore 10:35 abbiamo intervistato un docente di economia aziendale della nostra scuola.
Secondo il docente l’inserimento di questa materia non è necessariamente fondamentale, in quanto risulterebbe più efficace parlare di educazione valoriale. Altresì ha riscontrato che si dovrebbe insegnare con un approccio pratico e non teorico, partendo dall’esperienza quotidiana di consumo e risparmio,quindi dal lavoro.
Pensa anche che per fare investimenti si dovrebbe prima aver avuto un lavoro, in modo da alimentare un risparmio e per capire come autogestire il denaro e senza bisogno degli altri. A parer suo più che educare alla finanza, sarebbe più opportuno educare alla gestione del rischio in generale.

INTERVISTA:
Il 20 marzo dalle ore 9:35 fino alle ore 10:35 abbiamo intervistato un docente di economia aziendale della nostra scuola e abbiamo riscontrato idee diverse rispetto ad altri specialisti intervistati, circa l’insegnamento dell’educazione finanziaria nelle scuole.
Secondo il docente, l’inserimento di questa materia, non è necessariamente fondamentale in quanto risulterebbe più efficace parlare di educazione valoriale.
Inoltre il prof. pensa che sarebbe opportuno inserire l’educazione finanziaria all’interno di un percorso di approfondimento formale, ma non necessariamente scolastico (ad esempio un patentino per guidare ciclomotori come una licenza finanziaria).
In passato l’educazione finanziaria era un bisogno, il che spingeva le persone a vedere il risparmio come un valore assoluto, lo strumento di investimento più utilizzato in passato erano i titoli di Stato (BOT/BTP) e gli IMMOBILI. Oggi invece il risparmio si riduce per diversi motivi e diventa importante salvaguardarlo. L’aumento dei prezzi, l’inflazione e la scarsa quantità di risparmio ha comportato a maggiori difficoltà di approccio all’investimento.
In aggiunta l’insegnante pensa che esiste un certo pudore a parlare di educazione finanziaria, in quanto storicamente in Italia esiste una certa prudenza ad osteggiare la propria ricchezza. A livello sociale la percentuale di conoscenza finanziaria è strettamente correlata con la distribuzione della ricchezza nel sistema. In italia la ricchezza appartiene prevalentemente a persone anziane, mentre nei giovani non c’è un base solida e non esiste un progettazione futura e interesse verso diversi obiettivi.
Altresì abbiamo riscontrato che si dovrebbe insegnare un approccio pratico e non teorico, partendo dall’esperienza quotidiana di consumo e risparmio, e quindi dal lavoro.
Pensa anche che per fare investimenti si dovrebbe prima aver avuto un lavoro, per alimentare un risparmio in modo da far capire come autogestire il proprio denaro e non utilizzare quello altrui.
A parer suo più che educare alla finanza, sarebbe più opportuno educare alla gestione del rischio in generale. Il problema non è la conoscenza o la possibilità di scelta, ma è che non vi è criterio di scelta basato su un sistema di valori coerente, quanto piuttosto la scorciatoia rappresentata dall’utilità individuale immediata.