Misure atte a contenere e ridurre il consumo di suolo e ad implementarne la rigenerazione

  • Anno scolastico 2025-2026
  • Presentato da Liceo Statale Sandro Pertini, Genova

Il suolo costituisce una preziosa risorsa per l’esistenza stessa dell’uomo. Allo stesso tempo è anche una risorsa fragile che viene spesso considerata con scarsa consapevolezza. Il Rapporto ISPRA/SNPA del 2025 sul "Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” dimostra una crescita significativa del consumo di suolo, che si configura anche come problema economicoe come problema di resilienza: un suolo consumato riduce la capacità degli ecosistemi di reagire a eventi estremi. 
La nostra proposta di legge mira a promuovere l'adozione di pratiche volte, da un lato, a contenere l’espansione urbana e infrastrutturale; dall’altro, a promuovere il ripristino ecologico e la resilienza territoriale, attraverso tre ambiti di azione: misure ambientali, misure economiche e misure culturali ed educative.

 

Misure atte a contenere e ridurre il consumo di suolo e ad implementarne la rigenerazione

Indagine conoscitiva sul consumo di suolo e la rigenerazione urbana in Italia

1. Introduzione

Il consumo di suolo rappresenta uno dei principali problemi ambientali contemporanei. Esso consiste nella trasformazione di superfici naturali o agricole in aree artificiali, generalmente a seguito di processi di urbanizzazione, industrializzazione e infrastrutturazione. Questo fenomeno comporta la perdita irreversibile di funzioni ecologiche fondamentali — come la capacità di assorbire CO₂, regolare il ciclo idrologico e conservare la biodiversità — oltre a generare impatti economici e sociali di lungo periodo.

2. Le fonti e gli obiettivi dell’indagine

La presente indagine viene elaborata a valle delle audizioni degli esperti:

Ing. Michele Munafò Dirigente Servizio per il Sistema Informativo Nazionale Ambientale - ISPRA - Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sedute 30.03.26, 16.04.26, come da verbali di audizione; Arch. Anna Bertonasco, Funzionario tecnico amministrativo Dipartimento Pianificazione territoriale Regione Liguria – audizione 22.04.26 come da verbale di audizione.

L’indagine si basa inoltre sulla disamina di documenti di rilevanza nazionale quali:

Il rapporto ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), è il principale ente di riferimento in Italia per il monitoraggio e la reportistica sul consumo di suolo. Sul sito ISPRA è possibile accedere ai dati più recenti, alle metodologie di misura e ai rapporti annuali, che rappresentano la fonte primaria di informazione a livello nazionale sull’andamento del consumo di suolo. E’ stato esaminato il Rapporto Consumo di Suolo, edizione 2025, che analizza i dati fino al 2024 e l'EcoAtlante: https://ecoatlante.isprambiente.it/ strumento interattivo e visivo che permette di consultare e scaricare mappe del consumo di suolo per regione, provincia e comune.

L’indagine conoscitiva si propone di:

Analizzare l’andamento del consumo di suolo in Italia negli ultimi decenni. Individuare le cause principali del fenomeno e le aree maggiormente interessate. Valutare le conseguenze ambientali, sociali ed economiche. Esaminare le normative vigenti e le politiche di contenimento. Proporre strategie e buone pratiche per la riduzione del consumo di suolo.

3. Consumo di suolo, rigenerazione urbana e servizi ecosistemici

Il consumo di suolo è definito come la trasformazione da una copertura non artificiale a una copertura artificiale, distinguendo tra consumo permanente e reversibile. Da un punto di vista tecnico, per copertura del suolo si intende la copertura biofisica della superficie terrestre, che comprende le superfici artificiali, le zone agricole, i boschi e le foreste, le aree seminaturali, le zone umide, i corpi idrici, come definita dalla direttiva 2007/2/CE. La copertura artificiale può essere di tipo permanente (edifici, fabbricati, infrastrutture pavimentate o ferrate, altre aree pavimentate) o di tipo reversibile (arre non pavimentate con rimozione della vegetazione e asportazione o compattazione del terreno dovuta alla presenza di infrastrutture, cantieri, piazzali, parcheggi, cortili, campi sportivi o depositi permanenti di materiale; impianti fotovoltaici a terra; aree estrattive non rinaturalizzate; altre coperture artificiali non connesse alle attività agricole).

Il consumo netto si valuta considerando anche il ripristino di superfici agricole, naturali e seminaturali. L’impermeabilizzazione del suolo, tramite materiali come asfalto e cemento, è la forma più evidente di consumo, ma esistono anche forme parziali e reversibili, come la compattazione del terreno in aree non asfaltate. Con il termine “compattazione del terreno” si intende una perdita progressiva di porosità del suolo, da cui deriva la riduzione di sostanza organica: proprio a causa della scarsità dei pori, l’aria e l’acqua faticano ad arrivare al sottosuolo e la pianta rimane priva di nutrimenti. Le cause della compattazione del terreno possono essere naturali (ad esempio, in conseguenza di piogge particolarmente abbondanti) o antropiche (come nel caso di utilizzo di macchinari molto pesanti e un continuo passaggio di questi ultimi sul terreno).

I dati ISPRA-SNPA mostrano che il consumo di suolo si è intensificato soprattutto nei suoli urbani, portando alla perdita di aree permeabili, aggravando allagamenti, ondate di calore, perdita di biodiversità e servizi ecosistemici. Spesso, la rigenerazione urbana si limita a densificare il tessuto urbano, saturando gli spazi verdi rimasti. Gli spazi naturali urbani sono fondamentali per la qualità della vita, la mitigazione del rischio idrogeologico, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la produzione agricola.

Il consumo di suolo avviene prevalentemente all’interno dei tessuti urbani esistenti, anche in iniziative di rigenerazione. Nel 2023, il consumo di suolo ha raggiunto 21 ettari al giorno, con una copertura artificiale pari al 7,14% del territorio nazionale, superiore alla media UE. I costi economici della perdita di servizi ecosistemici sono stimati in oltre 8,6 miliardi di euro l’anno, con un trend in crescita che potrebbe raggiungere quasi 100 miliardi tra il 2012 e il 2030.

La rigenerazione urbana è considerata uno strumento fondamentale per evitare il consumo di suolo e promuovere la transizione ecologica. Dall’audizione degli esperti ISPRA, è emerso che la rigenerazione deve intervenire sull’esistente, senza causare nuovo consumo di suolo, valorizzando le funzioni naturali degli spazi aperti e del suolo naturale, anche in ambito urbano. Questi spazi non sono "vuoti urbani" da riempire, ma risorse limitate e preziose che generano benefici ecosistemici ed economici, essenziali per la qualità della vita, la sicurezza e la resilienza delle città.

In sintesi, il consumo di suolo in Italia è un fenomeno in accelerazione che richiede risposte urgenti e coordinate. La sfida è duplice: da un lato, contenere l’espansione urbana e infrastrutturale; dall’altro, promuovere il ripristino ecologico e la resilienza territoriale. Le nuove normative europee offrono strumenti e obiettivi chiari, ma risulta fondamentale il coinvolgimento attivo di istituzioni, cittadini e imprese per invertire la rotta e garantire un futuro sostenibile al nostro Paese. In particolare, il regolamento europeo sul ripristino della natura impone l’azzeramento della perdita netta di aree verdi urbane entro il 2030 e il loro incremento dal 2031. L’azzeramento del consumo netto di suolo è un obiettivo necessario anche per il raggiungimento dei target previsti dall’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile, dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dal Piano per la Transizione Ecologica. Lo stop al consumo di suolo dovrebbe avvenire sia minimizzando gli interventi di artificializzazione, sia aumentando il ripristino naturale delle aree più compromesse, quali gli ambiti urbani e le coste, ed è considerato una misura chiave anche per l’adattamento agli eventi estremi. Arrestare il consumo di suolo nel nostro Paese permetterebbe, in definitiva, di fornire un contributo fondamentale per affrontare le grandi sfide poste dai cambiamenti climatici, dal dissesto idrogeologico, dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, dal diffuso degrado del territorio, del paesaggio e dell’ecosistema, dalla perdita di biodiversità.

4. Quadro normativo europeo: Nature Restoration Law

Il regolamento europeo "Nature Restoration Law" (24 giugno 2024) mira a fermare la perdita e ripristinare la biodiversità, raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 e migliorare la sicurezza alimentare. Gli obiettivi includono il ripristino del 20% degli ecosistemi degradati entro il 2030, il 30% degli ecosistemi terrestri, costieri e marini non in buono stato, la rimozione di barriere artificiali per ripristinare 25.000 km di fiumi e la piantumazione di tre miliardi di alberi. Per gli ecosistemi urbani, entro il 2030 gli Stati membri devono garantire nessuna perdita netta di spazi verdi urbani e copertura arborea, e dal 2031 una tendenza all’aumento di questi indicatori. Il monitoraggio avverrà tramite banche dati elettroniche, sistemi GIS, telerilevamento e citizen science, sfruttando l’intelligenza artificiale. Gli Stati membri dovranno redigere Piani nazionali di ripristino, includendo indicatori di biodiversità e strategie per aumentare gli spazi verdi.

ISPRA ha già pubblicato una mappatura degli ecosistemi urbani, delle aree urbane e periurbane, degli spazi verdi e della copertura arborea, in linea con il regolamento europeo.

5. Osservazioni tecniche e proposte operative

Uno dei principali obiettivi che il legislatore deve avere presente è la salvaguardia del principio di rigenerazione urbana senza consumo di suolo.

Allo stato, emergono le seguenti priorità di intervento.

a) Necessità di una normativa più ampia sulla tutela del suolo, che definisca chiaramente lo stop al nuovo consumo.

b) La rigenerazione urbana rischia di essere vantaggiosa solo in aree ad alta rendita fondiaria, favorendo la gentrificazione, ossia un processo di imborghesimento di aree urbane un tempo appannaggio di fasce meno abbienti della popolazione, che vengono progressivamente “rimpiazzate” non potendo più economicamente sostenere i nuovi standard qualitativi del luogo di residenza.

c) Occorre integrare la "gerarchia del consumo di suolo" negli strumenti urbanistici comunali, dando priorità al riutilizzo di aree già impermeabilizzate. Tale gerarchia prevede l’assunzione a sistema del seguente ordine di priorità:

Evitare: evitare per quanto possibile ulteriore consumo e/o impermeabilizzazione di suolo Riutilizzare: se non si può evitare, allora è preferibile riutilizzare terreni già consumati o impermeabilizzati Ridurre al minimo: se non è possibile né evitare né riutilizzare, allora si dovrebbero consumare o impermeabilizzare preferibilmente terreni in condizioni già meno favorevoli (esempio: non foreste in buona salute) Compensare: nel caso in cui il consumo o impermeabilizzazione di suolo fossero inevitabili, si dovrebbero applicare misure di mitigazione e compensazione per ridurre al minimo la perdita di servizi ecosistemici (per esempio infiltrazione e raccolta di acqua piovana per l’assorbimento dell’acqua tetti verdi per la ritenzione dell’acqua e la biodiversità).

d) Opportunità di inserire un termine di decadenza delle previsioni di piano non attuate e indirizzare i Comuni verso la modifica dei piani urbanistici in riduzione.

e) In ambito normativo, occorre mantenere la definizione di consumo di suolo adottata a livello nazionale («consumo di suolo»: variazione da una copertura non artificiale del suolo o «suolo non consumato» a una copertura artificiale del suolo o «suolo consumato» dovuta a copertura del terreno con manufatti o costruzioni di tipo permanente (edifici, fabbricati, infrastrutture pavimentate o ferrate, pavimentazioni stabili, altre coperture impermeabili del suolo non connesse alle attività agricole) o di tipo reversibile (aree non pavimentate ma con rimozione della vegetazione e asportazione o compattazione del terreno dovute alla presenza di infrastrutture, cantieri, piazzali, parcheggi, cortili, campi sportivi o depositi permanenti di materiale; aree estrattive non rinaturalizzate; altre coperture artificiali non connesse alle attività agricole in cui la rimozione della copertura ripristini le condizioni naturali del suolo).

f) Monitoraggio degli effetti ambientali: il monitoraggio degli effetti ambientali degli interventi di rigenerazione deve essere garantito da ISPRA e dal Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), con criteri prestazionali e indicatori specifici. Le linee guida per il monitoraggio dovrebbero essere predisposte in tempi brevi dall’entrata in vigore della legge, con aggiornamenti annuali e dati pubblici. Gli indicatori principali oggetto di monitoraggio sono i seguenti:

1) Azzeramento del consumo di suolo netto e miglioramento della permeabilità;

2) Ripristino degli ecosistemi urbani, spazi verdi e copertura arborea.

3) Invarianza idraulica e idrogeologica.

4) Pareggio di bilancio dei servizi ecosistemici (assorbimento di carbonio, qualità dell’aria, regolazione del ciclo idrologico, produzione agricola, qualità degli habitat, regolazione del microclima).

Il concetto di «pareggio di bilancio non economico dei servizi ecosistemici» ha una definizione tecnica ben precisa: nella prospettiva del «saldo zero» di consumo di suolo, consiste nel recupero dei servizi ecosistemici persi a causa di opere che hanno determinato consumo di suolo, attraverso il ripristino delle funzioni ecologiche di un'altra porzione di suolo o della stessa, in maniera pari o superiore, con obbligo dell'invarianza idraulica e idrogeologica, ovvero con la compensazione di funzioni ecologiche riferite alla riduzione di elementi inquinanti dell'aria e dell'acqua e comunque assicurando la non riduzione, all’interno dell’area di intervento, dell’estensione complessiva della superficie degli spazi verdi e della copertura della volta arborea rispetto a quella presente alla data di entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/1991 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24.06.2024. A partire dal 1° gennaio 2031 all’interno dell’area di intervento, l’estensione complessiva della superficie degli spazi verdi e della copertura della volta arborea, dovrà essere maggiore di quella presente alla data di entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/1991 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24.06.24.

6. Esempi di applicazione e raccomandazioni

All’esito dell’indagine, emerge che la rigenerazione urbana sostenibile è un processo complesso che richiede una visione integrata, strumenti normativi coerenti, monitoraggio scientifico e partecipazione attiva. Il rapporto ISPRA e gli esiti delle audizioni tecniche offrono un quadro dettagliato delle sfide e delle opportunità, proponendo soluzioni tecniche e operative per garantire la tutela del suolo, la resilienza urbana e il miglioramento dei servizi ecosistemici.

Concludendo, si propongono le seguenti misure.

Riqualificazione di aree urbane degradate: privilegiare il recupero di edifici e infrastrutture esistenti, evitando nuove costruzioni su suoli permeabili. Incremento degli spazi verdi: realizzare parchi urbani, piantumare alberi, integrare spazi verdi negli edifici e nelle infrastrutture. Monitoraggio ambientale: utilizzare dati ISPRA-SNPA e Copernicus per valutare il consumo di suolo, la copertura arborea e la qualità degli habitat. Coinvolgimento delle comunità: promuovere la citizen science e la partecipazione pubblica nel monitoraggio e nella gestione degli spazi verdi.

Sitografia

https://www.ilsecoloxix.it/liguria/2025/10/24/news/il_consumo_di_suolo_in_italia_non_si_ferma_liguria_e_valle_d_aosta_le_regioni_piu_virtuose-15366801/

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/10/24/consumo-suolo-230mila-metri-quadrati-giorno-notizie/8171035/

https://www.isprambiente.gov.it/

https://ecoatlante.isprambiente.it/

 

  • 05 Maggio 2026
    L. N. - Chiavari

    NUOVO INVIO LINK VIDEO REVISIONATO E CORRETTO IN ULTIMA VERSIONE

    Si rimette l'ultima versione del video rivista e corretta, che sostituisce la precedente

    https://youtu.be/WouhBMe5TWg

  • 04 Maggio 2026
    L. N. - Chiavari

    INVIO LINK VIDEO

    https://drive.google.com/file/d/1a767sAwgXKDUex9RAjwV9ehhFWoJoYmK/view?usp=drivesdk

  • 04 Maggio 2026
    L. N. - Chiavari

    MISURE ATTE A CONTENERE E RIDURRE IL CONSUMO DI SUOLO E AD IMPLEMENTARNE LA RIGENERAZIONE . PERCORSO DELLE ATTIVITA' SVOLTE

    1. AVVIO DELLE ATTIVITA’: mese di ottobre
    L’esperienza ha avuto inizio nel corso del mese di ottobre, durante i moduli dedicati all’educazione civica, con una rassegna stampa sulle tematiche ambientali che costituisce il punto di partenza della riflessione sul concetto …

MISURE ATTE A CONTENERE E RIDURRE IL CONSUMO DI SUOLO E  AD IMPLEMENTARNE LA RIGENERAZIONE

RELAZIONE INTRODUTTIVA

1. INTRODUZIONE

Il suolo costituisce una preziosa risorsa per l’esistenza stessa dell’uomo. Infatti un suolo in condizioni naturali fornisce al genere umano i servizi necessari al proprio sostentamento nell’ecosistema: per l’approvvigionamento (prodotti alimentari, materie prime, etc.); per la regolazione dei fattori climatici e ambientali (regolazione del clima, regolazione della qualità dell’acqua, protezione e mitigazione dei fenomeni idrologici estremi, etc.); per la salvaguardia degli elementi di supporto (supporto fisico, habitat delle specie, conservazione della biodiversità, etc.) e, infine, per la salvaguardia dei fattori culturali che arricchiscono la vita dell’uomo, contribuendo al suo benessere generale (paesaggio, patrimonio naturale, etc.).

Allo stesso tempo è anche una risorsa fragile che viene spesso considerata con scarsa consapevolezza e ridotta attenzione nella valutazione degli effetti derivanti dalla perdita delle sue funzioni; le scorrette pratiche agricole, zootecniche e forestali, le dinamiche insediative, le variazioni d’uso e gli effetti locali dei cambiamenti ambientali globali possono originare gravi processi di degrado che limitano o inibiscono totalmente la funzionalità del suolo e che spesso diventano evidenti solo quando sono irreversibili, o in uno stato talmente avanzato da renderne estremamente oneroso ed economicamente poco vantaggioso il ripristino.

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) definisce il consumo di suolo come “…un fenomeno associato alla perdita di una risorsa ambientale fondamentale, dovuta all’occupazione di superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale. Il fenomeno si riferisce, quindi, a un incremento della copertura artificiale di terreno, legato alle dinamiche insediative. Un processo prevalentemente dovuto alla costruzione di nuovi edifici e infrastrutture, all’espansione delle città, alla densificazione o alla conversione di terreno entro un’area urbana, all’infrastrutturazione del territorio”.

Il concetto di consumo di suolo è, quindi, definito come una variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato).

Il consumo di suolo rappresenta una delle principali minacce alla biodiversità, alla sostenibilità ambientale, alla sicurezza alimentare e alla resilienza climatica. In Italia, il monitoraggio di questo fenomeno è affidato all’ISPRA e al Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che, ogni anno, producono una cartografia aggiornata e una serie di indicatori che fotografano l’evoluzione del territorio, le dinamiche di trasformazione, la crescita urbana e infrastrutturale, gli impatti sul suolo e sui suoi servizi ecosistemici.

Il 24 Ottobre 2025 è stato pubblicato il Rapporto ISPRA/SNPA sul "Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2025": le risultanze (di cui si è data evidenza pubblica su tutti i canali di comunicazione e i quotidiani nazionali), confermano un trend preoccupante.

Infatti, i dati dell’ultimo anno (2024) mostrano una crescita significativa del consumo di suolo: 83,7 km² di territorio trasformato in aree artificiali, con un incremento del 15,6% rispetto al 2023. Il ritmo raggiunge i 2,7 m² al secondo, pari a quasi 230.000 m² al giorno. 

Questo aumento avviene nonostante il declino demografico e aggrava i rischi legati al dissesto idrogeologico, alla perdita di servizi ecosistemici e alla sicurezza del territorio.  

Il rapporto evidenzia che la perdita di suolo non è solo un problema ambientale, ma anche economico: il costo stimato dei servizi ecosistemici mancanti è rilevante.

È anche un problema di resilienza: un suolo consumato e frammentato riduce la capacità degli ecosistemi di reagire a eventi estremi (emergenze climatiche, rischio idrogeologico).

Da quanto abbiamo sin qui premesso, emerge la necessità di:

- minimizzare il consumo di suolo nuovo: favorire il riuso delle aree già artificializzate, rigenerazione urbana, uso di superfici degradate anziché naturali o agricole.

- attuare interventi di rigenerazione degli spazi già antropizzati, non solo fermare il consumo nuovo. Un maggiore sforzo di ripristino è necessario per riequilibrare il bilancio.

Il disegno di legge (si veda al riguardo l’art. 1 del disegno di legge: finalità) mira a promuovere l'adozione di pratiche volte, da un lato, a contenere l’espansione urbana e infrastrutturale; dall’altro, a promuovere il ripristino ecologico e la resilienza territoriale.

Per realizzare queste finalità occorre agire secondo le seguenti modalità:
a) ridurre il consumo di suolo non artificiale;
b) promuovere il riuso e la rigenerazione delle aree già urbanizzate;
c) integrare la tutela del suolo nelle politiche economiche, ambientali e culturali nazionali e regionali;
d) sensibilizzare la collettività sul valore del suolo quale risorsa naturale, economica e culturale.

Il disegno di legge è suddiviso in quattro titoli.

Il titolo primo, Principi generali, comprende le finalità generali e gli obiettivi che, più in concreto, il disegno di legge si propone di realizzare e, segnatamente:

- minimizzare il consumo di suolo nuovo;

- favorire il riuso delle aree già artificializzate e di superfici de-gradate anziché naturali o agricole;

- favorire interventi di rigenerazione degli spazi già antropizzati per riequilibrare il bilancio.

Per sgombrare il campo da ogni incertezza interpretativa, vengono previste le definizioni dei termini tecnici essenziali (art. 2: definizioni): consumo di suolo, rigenerazione urbana, pareggio di bilancio non economico dei servizi ecosistemici.

A questo punto si entra “nel vivo” del disegno di legge, mediante l’introduzione delle tre tipologie di misure (ambientali, economiche e culturali) che il disegno di legge introduce per il raggiungimento delle finalità.

Titolo due. Misure ambientali: si tratta di previsioni che agiscono direttamente sull’ambiente, secondo quanto segue.

1) L’articolo 3 (Gerarchia del consumo di suolo) istituisce una precisa gerarchia del consumo di suolo, al fine di ridurre al minimo l’utilizzo di suolo nuovo. La gerarchia introduce il seguente ordine priorità: evitare, riutilizzare, ridurre al minimo e compensare. L’ultimo comma introduce poi il divieto di realizzazione di nuove aree industriali o commerciali su suolo agricolo;

2) l’articolo 4 (Limiti al consumo di suolo) prevede che la quota di suolo consumata ogni anno, ferma la gerarchia del consumo di suolo di cui all’art. 3, debba essere ridotta ogni anno del 20% (venti per cento) rispetto alla media di suolo consumato nell’anno precedente;

3) l’articolo 5 (Tutela delle aree agricole e naturali), prevede che Regioni e Comuni vincolino, nei propri strumenti di pianificazione, le aree agricole di pregio e le aree naturali strategiche, con divieto, per tali aree, di trasformazioni permanenti.

4) l’articolo 6 (Piattaforma nazionale per il riuso circolare urbano) introduce la istituzione, a cura del MIT, della Piattaforma nazionale per il riuso circolare urbano al fine di raccogliere su scala nazionale gli esiti del processo di mappatura, ovvero il processo di ricerca di proprietà vuote e/o sottoutilizzate e di creazione di un inventario delle stesse. Le operazioni di mappatura ed inserimento dei dati nella Piattaforma sono affidate alle Agenzie Urbane per il Territorio, introdotte dal successivo art. 8 del disegno di legge e destinate ad avere un ruolo strategico per il raggiungimento delle finalità.

5) l’articolo 7 (Procedura di pianificazione per il riuso circolare urbano) introduce l’istituzione di una procedura di pianificazione per il riuso circolare urbano, che prevede tre distinte fasi: una prima fase detta “raccolta”, in cui avviene il coinvolgimento dei cittadini mediante processi partecipativi trasparenti e inclusivi per la raccolta di idee dal basso per il riuso di edifici e spazi; una seconda fase, di “decisione” in cui si procede alla misurazione del livello di utilità pubblica di potenziali nuove funzioni in relazione alla strategia generale di sviluppo urbano; infine, una terza fase di “monitoraggio”, ovvero di rendicontazione con cadenza annuale degli spazi restituiti alla collettività e dell’impatto della restituzione sul tessuto economico e sociale della città.

6) l’articolo 8 (Agenzia Urbana per il Riuso), introduce a livello nazionale l’Agenzia urbana del riuso (Aur), con la finalità di supportare le amministrazioni pubbliche locali nella definizione e nell’applicazione di strategie di riuso degli edifici a livello urbano. L’agenzia Urbana per il Riuso ha lo scopo di gestire il cambiamento di funzione di proprietà pubbliche e private vacanti incluse nei piani urbanistici ed inserite nella Piattaforma nazionale per il riuso circolare urbano di cui all’art. 6 che precede. Lo stesso articolo 8 si sofferma nelle funzioni di dettaglio affidate alle Agenzie Urbane per il riuso.

Il comma secondo ed il terzo definiscono la composizione e le modalità di funzionamento dell’Agenzia Urbana per il Riuso, che è governata da un comitato direttivo formato da rappresentanti dell’amministrazione pubblica locale e dei principali stakeholder economici e sociali.

7) Infine, l’art. 9 (Monitoraggio) prevede, l’introduzione di un monitoraggio degli effetti ambientali degli interventi di rigenerazione, affidato a ISPRA e al Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). L’articolo prescrive anche quali debbano essere gli indicatori principali oggetto di monitoraggio: azzeramento del consumo di suolo netto e miglioramento della permeabilità; ripristino degli ecosistemi urbani, spazi verdi e copertura arborea; invarianza idraulica e idrogeologica; pareggio di bilancio dei servizi ecosistemici.

Titolo tre. Misure economiche: si tratta di previsioni che agiscono sul settore economico, mediante un sistema di incentivi (per chi rigenera) e disincentivi (per chi consuma). L’idea è quella di introdurre una fiscalità “ecologica”.

In questa ottica, l’articolo 10 (Incentivi al riuso) introduce la maggiorazione del 3% dell’aliquota sull’imposta di proprietà degli immobili lasciati vacanti. Inoltre, prescrive che la tassazione sulla proprietà degli edifici e terreni non utilizzati aumenti progressivamente del 20% (venti per cento) con cadenza triennale per ogni triennio di non utilizzo degli stessi.

L’art. 11, (Incentivi alla rigenerazione urbana), punta ad incoraggiare la rigenerazione urbana, il riuso di edifici, spazi e proprietà abbandonati o sottoutilizzati introducendo uno sgravio fino al 90% della imposta sulla proprietà immobiliare, qualora l’immobile non utilizzato venga adibito a funzioni educative, sportive, culturali e sociali locali. 

Titolo quattro. Misure culturali ed educative finalizzate alla educazione al valore del suolo: il suolo deve essere inteso come patrimonio culturale diffuso. A questo fine occorre sviluppare una conoscenza delle funzioni ecologiche e culturali del suolo; il suolo come memoria collettiva e fondamento dell’identità territoriale italiana.

In questa ottica, l’art. 12 (Educazione e sensibilizzazione), prevede che il Ministero dell’Istruzione e del Merito inserisca nei programmi scolastici di Educazione Civica moduli dedicati a:
a) funzioni ecologiche e culturali del suolo;
b) storia degli insediamenti umani e rapporti con il territorio;
c) esempi di rigenerazione urbana e rurale sostenibile.

Infine, l’art. 13 (Patrimonio culturale diffuso) riconosce il suolo come “patrimonio culturale diffuso” e prevede che il Ministero della Cultura promuova campagne di sensibilizzazione sul paesaggio, sulla memoria dei luoghi e sulla storia dell’uso del territorio.

Da ultimo, l’art. 14, (Disposizioni finanziarie) dispone che, per le coperture finanziarie degli oneri derivanti dal disegno di legge, vengono utilizzate le risorse stanziate nell’ambito della legge di bilancio 2026 e nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in virtù della proroga dei progetti PInQuA, Programma Innovativo nazionale per la Qualità dell’Abitare – Ministero Infrastrutture e Trasporti.

Titolo I

Principi generali

Art. 1

(Finalità)

1. Le finalità che la presente legge si propone consistono nella riduzione del consumo di suolo non artificiale e nella promozione del riuso e della rigenerazione delle aree già urbanizzate.

2. Il perseguimento delle finalità avviene mediante l’individuazione di misure ambientali, economiche e culturali che perseguono i seguenti obiettivi:

- minimizzare il consumo di suolo nuovo;

- favorire il riuso delle aree già artificializzate e di superfici de-gradate anziché naturali o agricole;

- favorire interventi di rigenerazione degli spazi già antropizzati per riequilibrare il bilancio.

Art. 2

(Definizioni)

1. Ai fini della presente legge s’intende per:

a) “consumo di suolo”: la variazione da una copertura non artificiale del suolo o “suolo non consumato” a una copertura artificiale del suolo o “suolo consumato” dovuta a copertura del terreno con manufatti o costruzioni di tipo permanente (edifici, fabbricati, infrastrutture pavimentate o ferrate, pavimentazioni stabili, altre coperture impermeabili del suolo non connesse alle attività agricole) o di tipo reversibile (aree non pavimentate ma con rimozione della vegetazione e asportazione o compattazione del terreno dovute alla presenza di infrastrutture, cantieri, piazzali, parcheggi, cortili, campi sportivi o depositi permanenti di materiale; aree estrattive non rinaturalizzate; altre coperture artificiali non connesse alle attività agricole in cui la rimozione della copertura ripristini le condizioni naturali del suolo;

b) “rigenerazione urbana”: per rigenerazione urbana si intende l’insieme dei programmi e degli interventi che puntano a recuperare e riqualificare parti di città degradate, dismesse o sottoutilizzate, con l’obiettivo di migliorare la qualità e la sicurezza, sia dal punto di vista sociale che ambientale. Più in particolare, rientrano nella definizione, il complesso degli interventi coordinati e integrati che mirano a migliorare:

1) le condizioni fisiche di edifici e spazi pubblici

2) la vita sociale e culturale delle comunità che li abitano

3) le opportunità economiche di un quartiere o di una città

4) la qualità ambientale degli spazi urbani

c) “pareggio di bilancio non economico dei servizi ecosistemici”: nella prospettiva del “saldo zero” di consumo di suolo, consiste nel recupero dei servizi ecosistemici persi a causa di opere che hanno determinato consumo di suolo, attraverso il ripristino delle funzioni ecologiche di un'altra porzione di suolo o della stessa, in maniera pari o superiore, con obbligo dell'invarianza idraulica e idrogeologica, ovvero con la compensazione di funzioni ecologiche riferite alla riduzione di elementi inquinanti dell'aria e dell'acqua e comunque assicurando la non riduzione, all’interno dell’area di intervento, dell’estensione complessiva della superficie degli spazi verdi e della copertura della volta arborea rispetto a quella presente alla data di entrata in vigore del Regolamento (UE) 2024/1991 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2024.

Titolo II

Misure ambientali

Art. 3

(Gerarchia del consumo di suolo)

1. Al fine di ridurre al minimo l’utilizzo di suolo nuovo, viene istituita la Gerarchia del consumo di suolo nazionale che introduce il seguente ordine di priorità nell’utilizzo del suolo:

1)        Evitare: evitare per quanto possibile ulteriore consumo e/o impermeabilizzazione di suolo;

2)        Riutilizzare: se non si può evitare, allora si riutilizzano terreni già consumati o impermeabilizzati;

3)        Ridurre al minimo: se non è possibile né evitare né riutilizzare, allora si consumano o impermeabilizzano terreni che si trovano già in condizioni meno favorevoli;

4)        Compensare: nel caso in cui il consumo o impermeabilizzazione di suolo fossero inevitabili, si applicano misure di mitigazione e compensazione per ridurre al minimo la perdita di servizi ecosistemici.

2. E’ in ogni caso vietata la realizzazione di nuove aree industriali o commerciali su suolo agricolo, salvo comprovata impossibilità di utilizzo di aree già urbanizzate.

Art. 4

(Limiti al consumo di suolo)

1.         Al fine di perseguire l’obiettivo dell’azzeramento del consumo di suolo netto entro il 2030, si prevede che la quota di suolo consumata ogni anno, ferma la gerarchia del consumo di suolo di cui all’art. 3 del presente disegno di legge, debba essere ridotta ogni anno del 20% (venti per cento) rispetto alla media di suolo consumato nell’anno precedente.

2.         Le Regioni e i Comuni adeguano i propri strumenti di pianificazione territoriale ai limiti nazionali entro dodici mesi dall’entrata in vigore del presente disegno di legge.

Art. 5

(Tutela delle aree agricole e naturali)

1. I Comuni individuano e vincolano, nei propri strumenti di pianificazione, le aree agricole di pregio e le aree naturali strategiche.

2. Per tali aree è vietata ogni trasformazione permanente, salvo interventi di pubblica utilità con compensazione ecologica integrale e nel rispetto del pareggio di bilancio non economico dei servizi ecosistemici, secondo la definizione di cui all’art. 2, comma 1, n. 3 del presente disegno di legge.

Art. 6

(Piattaforma nazionale per il riuso circolare urbano)

1. Al fine di poter attuare pratiche sostenibili e circolari di riuso di edifici, spazi e proprietà abbandonati o sottoutilizzati, viene istituita la Piattaforma nazionale per il riuso circolare urbano al fine di raccogliere su scala nazionale gli esiti del processo di mappatura, che comprende la ricerca di proprietà vuote e/o sottoutilizzate e la successiva creazione di un inventario delle stesse. Nella Piattaforma vengono inserite informazioni dettagliate sull’edificio e/o spazio urbano e riguardanti la proprietà, il tipo di edificio e/o spazio urbano e la funzione da questo svolto.

2. Le operazioni di mappatura ed inserimento dei dati nella Piattaforma sono affidate alle Agenzie Urbane per il Territorio, secondo quanto previsto all’art. 8 del presente disegno di legge.

3. Le modalità di funzionamento e di attivazione della piattaforma, vengono stabilite con apposito decreto attuativo da emanarsi entro il 31 dicembre 2026 a cura del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Art. 7

(Procedura di pianificazione per il riuso circolare urbano)

1. Al fine di attuare il riuso di edifici, spazi e proprietà abbandonati o sottoutilizzati, gli Uffici del Territorio presso Regioni e Comuni e le Agenzie Urbane per il Riuso di cui all’art. 8 del presente disegno di legge, si attengono alla Procedura di pianificazione per il riuso circolare urbano, che prevede le seguenti fasi:

- Raccolta: coinvolgimento dei cittadini mediante processi partecipativi trasparenti e inclusivi per la raccolta di idee dal basso per il riuso di edifici e spazi;

- Decisione: misurazione del livello di utilità pubblica di potenziali nuove funzioni considerando l’impatto economico e sociale delle diverse alternative di utilizzo in relazione alla strategia generale di sviluppo urbano;

- Monitoraggio: rendicontazione con cadenza annuale degli spazi restituiti alla collettività e dell’impatto della restituzione sul tessuto economico e sociale della città.

Art. 8

(Agenzia Urbana per il Riuso)

1. Al fine di supportare le amministrazioni pubbliche locali nella definizione e nell’applicazione di strategie di riuso degli edifici a livello urbano, viene istituita, in ogni Comune del territorio, l’Agenzia urbana del riuso (Aur), con lo scopo di gestire il cambiamento di funzione di proprietà pubbliche e private vacanti incluse nei piani urbanistici ed inserite nella Piattaforma nazionale per il riuso circolare urbano di cui all’art. 6 che precede.

L’ Agenzia urbana del riuso ha le seguenti funzioni:

a)  Intercettare e raccogliere la domanda di spazi o edifici a livello cittadino;

b) Razionalizzare e codificare la domanda per l’uso di spazi ed edifici inutilizzati sulla base di strategie urbane per lo sviluppo economico, la coesione sociale e la promozione di politiche culturali;

c) Aggiornare l’inventario di spazi ed edifici inutilizzati;

d) Individuare strategie per il riuso di spazi ed edifici in accordo con le differenti esigenze, tenuto conto dello sviluppo della città nel suo complesso;

e) Pianificare il riuso urbano sulla base dei criteri individuati all’art. 7 della presente legge;

f) Valorizzare le diverse aree urbane e armonizzare le forme di partecipazione attiva sul territorio;

2. L’agenzia è governata da un comitato direttivo formato da rappresentanti dell’amministrazione pubblica locale e dei principali stakeholder economici e sociali.

3. Il comitato, che si riunisce periodicamente, ha il compito di definire la strategia da perseguire a livello locale per facilitare il riuso circolare di spazi ed edifici non utilizzati o abbandonati, in una logica circolare di razionalizzazione e di pianificazione delle risorse e dei bisogni emergenti a livello territoriale.

Art. 9

(Monitoraggio)

1. Il monitoraggio degli effetti ambientali degli interventi di rigenerazione è affidato a ISPRA e al Sistema Nazionale a rete per la Protezione dell’Ambiente (SNPA).

2. Le linee guida per il monitoraggio vengono predisposte entro il 31 dicembre 2026 ed aggiornate ogni anno a cura del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

3. Gli indicatori principali oggetto di monitoraggio sono i seguenti:

1) Azzeramento del consumo di suolo netto e miglioramento della permeabilità;

2) Ripristino degli ecosistemi urbani, spazi verdi e copertura arborea.

3) Invarianza idraulica e idrogeologica.

4) Pareggio di bilancio dei servizi ecosistemici.

Titolo III

 Misure economiche

Art. 10

(Incentivi al riuso)

1. Al fine di sottrarre gli edifici all’inutilizzo tramite l’insediamento di funzioni strategiche, tra quelle definite a livello di politiche urbane, e favorire la rigenerazione urbana, l’aliquota sull’imposta di proprietà degli immobili lasciati vacanti, viene maggiorata del 3%.

2. La tassazione sulla proprietà degli edifici e terreni non utilizzati aumenta progressivamente del 20% (venti per cento) con cadenza triennale per ogni triennio di non utilizzo degli stessi.

Art. 11

(Incentivi alla rigenerazione urbana)

1. Al fine di incoraggiare la rigenerazione urbana, il riuso di edifici, spazi e proprietà abbandonati o sottoutilizzati viene introdotto uno sgravio fino al 90% della imposta sulla proprietà immobiliare, qualora l’immobile non utilizzato venga adibito a funzioni educative, sportive, culturali e sociali locali. 

Titolo IV

Misure culturali ed educative

Art. 12

 (Educazione e sensibilizzazione)

1.Il Ministero dell’Istruzione e del Merito inserisce nei programmi scolastici di Educazione Civica moduli dedicati a:
a) funzioni ecologiche e culturali del suolo;
b) storia degli insediamenti umani e rapporti con il territorio;
c) esempi di rigenerazione urbana e rurale sostenibile.

Art. 13

(Patrimonio culturale diffuso)

1.Il suolo è riconosciuto come patrimonio culturale diffuso.

2.Il Ministero della Cultura promuove campagne di sensibilizzazione sul paesaggio, sulla memoria dei luoghi e sulla storia dell’uso del territorio.

Art. 14

(Disposizioni finanziarie)

Per le coperture finanziarie degli oneri derivanti dal presente disegno di legge vengono utilizzate le risorse stanziate nell’ambito della legge di bilancio 2026 e nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza in virtù della proroga dei progetti PInQuA, Programma Innovativo nazionale per la Qualità dell’Abitare – Ministero Infrastrutture e Trasporti.