Modifica degli artt. 48 e 58 della Costituzione in materia di elettorato per l'elezione del Senato della Repubblica e per gli enti locali

  • Pubblicato il 26 Marzo 2021
  • da IISS Ferraris Pancaldo, Savona
Modifica degli artt. 48 e 58 della Costituzione in materia di elettorato per l'elezione del Senato della Repubblica e per gli enti locali

Onorevoli Senatori! - La proposta di revisione costituzionale che desideriamo presentarvi interessa gli artt. 48 e 58 Costituzione e ha come obiettivo quello di ampliare il diritto di voto attivo ai cittadini di anni sedici compiuti per le elezioni amministrative e ai cittadini di anni diciotto compiuti per le elezioni dei senatori. Inoltre si propone di abbassare ad anni trenta compiuti l’età per il voto passivo al Senato.
Le revisioni normative sul diritto di voto nel passato sono già state numerose: dalle elezioni del primo Parlamento dello Stato unitario (1861) in cui il suffragio elettorale fu ristretto ai soli cittadini maschi con un'elevata capacità economica, nel corso del tempo il diritto di voto è stato progressivamente esteso apportando varie modifiche al numero di aventi diritto:
●    decreto-legge luogotenenziale 25 Aprile 1944 n. 151 “suffragio universale diretto e segreto”;
●    decreto legislativo luogotenenziale 31 gennaio 1945, n. 23: “diritto di voto alle donne aventi almeno 21 anni”;
●    elezioni amministrative a suffragio universale dal 10 marzo 1946;
●    referendum 2 giugno 1946 si vota a suffragio universale per la prima volta in tutta Italia.
La proposta di questa revisione nasce dall’analisi dei dati che abbiamo estrapolato da fonti  recenti e che mostrano un disinteresse crescente dei giovani nei confronti della politica e, più in generale, una disaffezione verso la partecipazione alla vita pubblica nelle sue varie forme che la ben nota situazione pandemica attuale ha significativamente acuito. Questo disinteresse dei giovani (considerando persone fra i 18 e i 35 anni, cioè nell’età dell’elettorato attivo e passivo per Camera e attivo per il Senato) si manifesta in modo eloquente nel loro atteggiamento nei confronti dell’esercizio del diritto di voto ma soprattutto della loro considerazione per la politica come lontana dai loro reali interessi e indifferente alle loro effettive esigenze.
Come si avvicinano i giovani alla politica e alla partecipazione? Bisogna considerare, tra gli altri, tre aspetti preminenti: questione demografica, transizione all’età adulta, accesso dei giovani alla classe dirigente. Non vi è un ricambio generazionale perché i giovani fino a tarda età cercano aiuto e supporto dai genitori, anche a causa della crisi del lavoro: sospesi in una condizione di incertezza, posticipano il passaggio all’età adulta. Anche l’ingresso nella classe dirigente non è un processo rapido: sono ben pochi i giovani che riescono a migliorare la posizione sociale rispetto ai loro genitori, per questo non vi è ricambio nella classe dirigente. Manca, quindi, quell’apporto di energia ed entusiasmo dei giovani che potrebbe dare al nostro Paese una spinta all’innovazione e al progresso anche nei confronti delle sfide e delle opportunità offerte dall’Unione Europea e in genere dalla comunità internazionale. Proprio in quest’ottica sono state analizzate le modalità di suffragio in vigore nei Paesi europei ed extraeuropei rilevando che in alcuni di essi l’età del voto attivo si attesta già sui 16 anni e che in molti altri si sta valutando analoga possibilità.
Per quanto riguarda la partecipazione politica, secondo la maggioranza dei giovani l’Ente più vicino ai cittadini e ai loro bisogni è il Comune, che è anche la prima palestra politica per i giovani perché li avvicina ai problemi locali (da loro più sentiti) e alla burocrazia. Le istituzioni nazionali (Parlamento, Governo, Stato) vengono invece percepite come distanti dalle esigenze reali dei cittadini della fascia d’età considerata che per questo non si sentono da esse rappresentati.
La contingente situazione pandemica ha accentuato sentimenti di isolamento nei giovani allontanandoli sempre di più dalle istituzioni, da loro avvertite quasi come “nemiche” e indifferenti ai problemi quotidiani. È pertanto urgente avviare delle azioni atte a riportare la politica al centro degli interessi dei cittadini più giovani, per avviare l’indispensabile ricambio generazionale che potrà portare a un ammodernamento della società, così come già individuato nel curriculo di educazione civica entrato in vigore nell’anno scolastico 2020/2021.

Articolo 1
(Sostituzione del comma 1 dell’articolo 48 della Costituzione)

1.    Il comma 1 dell’articolo 48 della Costituzione della Repubblica italiana è sostituito dal seguente:
“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età, ad eccezione delle consultazioni elettorali riguardanti i Consigli regionali e gli organi degli Enti locali, per le quali si è elettori al compimento del sedicesimo anno d’età.”


Articolo 2
(Sostituzione dell’articolo 58 della Costituzione)

2.    L’articolo 58 della Costituzione della Repubblica italiana è sostituito dal seguente:
“Articolo 58
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il diciottesimo anno di età. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il trentesimo anno d’età.”

Articolo 3
(Norma finanziaria)

1.    Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si provvede con le risorse disponibili nel "Fondo da ripartire per fronteggiare le spese derivanti dalle elezioni politiche, amministrative, del Parlamento europeo e dall'attuazione dei referendum", iscritto nell'unità previsionale di base 4.1.5.3 "Spese elettorali" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze.

il 19/04/2021
G. M. - Savona
ha proposto il seguente emendamento:
(Modifica dell’articolo 1)

1. Al comma 1 dell’articolo 1 del ddl n. recante “Riforma degli articoli 48 e 58 della Costituzione della Repubblica italiana che regola l’elettorato attivo e passivo per la Camera dei deputati, per il Senato della Repubblica e per gli organi eletti alle elezioni amministrative” le parole da “la maggior età” a “al compimento del sedicesimo anno di età” sono sostituite dalle seguenti: “il sedicesimo anno di età.”
Approvato
  • Voti totali: 1
  • Favorevoli: 1
  • Contrari: 0
  • Astenuti: 0
il 19/04/2021
G. M. - Savona
ha proposto il seguente emendamento:
(Modifica dell’articolo 2)
1. Al comma 1 dell’articolo 2 le parole “il trentesimo anno di età” sono sostituite dalle parole: “il trentacinquesimo anno di età.”
Approvato
  • Voti totali: 1
  • Favorevoli: 1
  • Contrari: 0
  • Astenuti: 0

Onorevoli Senatori! - La proposta di revisione costituzionale che desideriamo presentarvi interessa gli artt. 48 e 58 Costituzione e ha come obiettivo quello di ampliare il diritto di voto attivo ai cittadini di anni sedici compiuti per le elezioni amministrative e ai cittadini di anni diciotto compiuti per le elezioni dei senatori. Inoltre si propone di abbassare ad anni trenta compiuti l’età per il voto passivo al Senato.
Le revisioni normative sul diritto di voto nel passato sono già state numerose: dalle elezioni del primo Parlamento dello Stato unitario (1861) in cui il suffragio elettorale fu ristretto ai soli cittadini maschi con un'elevata capacità economica, nel corso del tempo il diritto di voto è stato progressivamente esteso apportando varie modifiche al numero di aventi diritto:
●    decreto-legge luogotenenziale 25 Aprile 1944 n. 151 “suffragio universale diretto e segreto”;
●    decreto legislativo luogotenenziale 31 gennaio 1945, n. 23: “diritto di voto alle donne aventi almeno 21 anni”;
●    elezioni amministrative a suffragio universale dal 10 marzo 1946;
●    referendum 2 giugno 1946 si vota a suffragio universale per la prima volta in tutta Italia.
La proposta di questa revisione nasce dall’analisi dei dati che abbiamo estrapolato da fonti  recenti e che mostrano un disinteresse crescente dei giovani nei confronti della politica e, più in generale, una disaffezione verso la partecipazione alla vita pubblica nelle sue varie forme che la ben nota situazione pandemica attuale ha significativamente acuito. Questo disinteresse dei giovani (considerando persone fra i 18 e i 35 anni, cioè nell’età dell’elettorato attivo e passivo per Camera e attivo per il Senato) si manifesta in modo eloquente nel loro atteggiamento nei confronti dell’esercizio del diritto di voto ma soprattutto della loro considerazione per la politica come lontana dai loro reali interessi e indifferente alle loro effettive esigenze.
Come si avvicinano i giovani alla politica e alla partecipazione? Bisogna considerare, tra gli altri, tre aspetti preminenti: questione demografica, transizione all’età adulta, accesso dei giovani alla classe dirigente. Non vi è un ricambio generazionale perché i giovani fino a tarda età cercano aiuto e supporto dai genitori, anche a causa della crisi del lavoro: sospesi in una condizione di incertezza, posticipano il passaggio all’età adulta. Anche l’ingresso nella classe dirigente non è un processo rapido: sono ben pochi i giovani che riescono a migliorare la posizione sociale rispetto ai loro genitori, per questo non vi è ricambio nella classe dirigente. Manca, quindi, quell’apporto di energia ed entusiasmo dei giovani che potrebbe dare al nostro Paese una spinta all’innovazione e al progresso anche nei confronti delle sfide e delle opportunità offerte dall’Unione Europea e in genere dalla comunità internazionale. Proprio in quest’ottica sono state analizzate le modalità di suffragio in vigore nei Paesi europei ed extraeuropei rilevando che in alcuni di essi l’età del voto attivo si attesta già sui 16 anni e che in molti altri si sta valutando analoga possibilità.
Per quanto riguarda la partecipazione politica, secondo la maggioranza dei giovani l’Ente più vicino ai cittadini e ai loro bisogni è il Comune, che è anche la prima palestra politica per i giovani perché li avvicina ai problemi locali (da loro più sentiti) e alla burocrazia. Le istituzioni nazionali (Parlamento, Governo, Stato) vengono invece percepite come distanti dalle esigenze reali dei cittadini della fascia d’età considerata che per questo non si sentono da esse rappresentati.
La contingente situazione pandemica ha accentuato sentimenti di isolamento nei giovani allontanandoli sempre di più dalle istituzioni, da loro avvertite quasi come “nemiche” e indifferenti ai problemi quotidiani. È pertanto urgente avviare delle azioni atte a riportare la politica al centro degli interessi dei cittadini più giovani, per avviare l’indispensabile ricambio generazionale che potrà portare a un ammodernamento della società, così come già individuato nel curriculo di educazione civica entrato in vigore nell’anno scolastico 2020/2021.
 

Articolo 1
(Sostituzione del comma 1 dell’articolo 48 della Costituzione)


1.    Il comma 1 dell’articolo 48 della Costituzione della Repubblica italiana è sostituito dal seguente:
“Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto il sedicesimo anno di età.”

Articolo 2
(Sostituzione dell’articolo 58 della Costituzione)


2.    L’articolo 58 della Costituzione della Repubblica italiana è sostituito dal seguente:
“Articolo 58
I senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il diciottesimo anno di età. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il trentacinquesimo anno di età.”


Articolo 3
(Norma finanziaria)

1.    Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si provvede con le risorse disponibili nel "Fondo da ripartire per fronteggiare le spese derivanti dalle elezioni politiche, amministrative, del Parlamento europeo e dall'attuazione dei referendum", iscritto nell'unità previsionale di base 4.1.5.3 "Spese elettorali" dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze.

Approfondimenti

Come si avvicinano i giovani  alla politica? Per capirlo si devono considerare tre aspetti: questione demografica, transizione all’età adulta, accesso dei giovani alla classe dirigente. Non vi è un ricambio generazionale perché ci sono poche nascite; i giovani posticipano il passaggio all’età adulta soprattutto a causa della crisi del lavoro che li sospende in una condizione di incertezza. Anche l’ingresso nella classe dirigente non è rapido, sono pochi i giovani che riescono a migliorare la posizione sociale della famiglia e questo rallenta il necessario ricambio nella classe dirigente e ostacola l’apporto, da parte loro, delle nuove idee e dell’entusiasmo che sono così necessari davanti alle sfide e alle opportunità dell’Europa e del mondo .
Per la maggioranza dei giovani l’Ente più vicino ai cittadini e ai loro bisogni è il Comune, che risulta anche essere la loro prima palestra politica perché li avvicina ai problemi locali e alla burocrazia. Le Istituzioni Nazionali, invece, come Parlamento, Governo, Stato, vengono considerate dai giovani troppo lontane e distanti dalle esigenze reali dei cittadini e per questo non si sentono da esse rappresentati, frattura ulteriormente aggravata dalla contingente epidemia di Covid che li ha ancora di più fatti sentire ai margini della società. Sempre più spesso non si iscrivono a partiti e non svolgono attività politica diretta, mentre sono più facilmente coinvolti nel volontariato, soprattutto per quanto riguarda questioni etiche (come dimostrato dal grande movimento ambientalista suscitato da Greta Thunberg che ha visto il coinvolgimento di moltissimi adolescenti e giovani).
Negli ultimi anni il tentativo di incoraggiare e favorire il ricambio generazionale in politica si è esplicitato nella proposta, avanzata da più parti, di abbassare l’età del voto attivo così come già avviene in diversi Paesi europei (in Austria chi ha sedici anni può votare in tutte le elezioni dal 2007, a Malta dal 2018, in Grecia possono votare i diciassettenni dal 2016; in altri Paesi il diritto di voto ai minori di 18 anni è condizionato, ad esempio in Ungheria i maggiori di sedici anni possono votare se sposati, in Germania solo nelle elezioni dei Parlamenti di alcuni länder e in Svizzera nel cantone di Glarona) e in molti Paesi nel resto del mondo (i sedicenni votano in Argentina, Brasile, Nicaragua, Cuba, Ecuador) .
Sulla base di tutte queste riflessioni si è giunti a ritenere che abbassare l’età del voto attivo ai sedicenni nelle elezioni amministrative e ai diciottenni nelle elezioni del Senato porterebbe nel nostro sistema un’ondata di rinnovamento che dispiegherebbe benefici effetti ad ampio raggio. Già con la promulgazione della Legge 92/2019, che ha introdotto l'insegnamento trasversale dell'educazione civica nelle scuole del primo e secondo ciclo di istruzione, il legislatore ha inteso avviare un percorso mirato ad avvicinare gli studenti ai princìpi del vivere civile; questo appare tanto più importante nell’attuale contesto pandemico in cui la distanza tra Stato e cittadini viene percepita come ancora più ampia, soprattutto da parte dei più giovani.

Per la redazione del Disegno di legge per la riforma degli articoli 48 e 58 della Costituzione della Repubblica Italiana che regolano l’elettorato attivo e passivo con modifica dell’elettorato attivo per gli organi del governo comunale e dell’elettorato attivo e passivo per il Senato sono stati effettuati degli approfondimenti normativi che hanno avuto come oggetto, in prima battuta, la transizione italiana da monarchia a Repubblica e la storia del suffragio in Italia. Le fonti utilizzate a tale proposito sono state:
-    Lo Statuto Albertino;
-    Le Leggi elettorali :
1848 [elettorato: 77.366 cittadini di sesso maschile = 7,7% della popolazione maschile maggiorenne (25 anni); elettori: 1 abitante su 62 = 2,2% della popolazione complessiva Regno di Sardegna]
1882 [elettorato: 2 milioni di uomini = 25% della popolazione maschile maggiorenne (21 anni) = 6,6% della popolazione complessiva Regno d’Italia]
1912 [maschi almeno maggiori di 21 anni = 23,2% della popolazione italiana]
1919 [suffragio universale maschile; elettori: 11 milioni di uomini di almeno 21 anni = 27% della popolazione]
-    Il decreto-legge luogotenenziale 25 Aprile 1944 n. 151 “suffragio universale diretto e segreto” ;
-    Il decreto legislativo luogotenenziale 31 gennaio 1945, n. 23: “diritto di voto alle donne aventi almeno 21 anni” ;
Questa rassegna storica ha permesso di riflettere sull’evoluzione del suffragio da maschile e censitario a universale come conseguenza del processo di democratizzazione che ha condotto l’Italia da monarchia e dittatura a Stato democratico. Infatti le prime elezioni del Regno d’Italia, nel 1861, prevedevano il diritto di voto ai soli uomini di età superiore a 25 anni, alfabeti e che pagassero un certo ammontare di tasse. Con l’approvazione del decreto legislativo luogotenenziale 31 gennaio 1945, n. 23, le donne di 21 anni compiuti furono ammesse al voto e vi parteciparono per la prima volta nel 1946.

In seconda battuta l’attenzione si è concentrata sui testi direttamente interessati dalla revisione proposta:
-    art. 48 Costituzione
-    art. 58 Costituzione
e sul procedimento di revisione costituzionale come normato dall’
-    art. 138 Costituzione.
Infine sono stati analizzati
-    il Decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1967, n. 223 Testo unico delle leggi per la disciplina dell'elettorato attivo e per la tenuta e la revisione delle liste elettorali
per una riflessione più completa sull’elettorato attivo e sulle liste elettorali su cui influirebbe direttamente l’allargamento del diritto di voto, ancorché per le sole elezioni amministrative, ai cittadini di sedici anni compiuti e
-    la Legge n. 92/2019 che ha introdotto, nel primo e secondo ciclo di istruzione, l'insegnamento trasversale dell'educazione civica nelle scuole di ogni ordine e grado avviato nell'a.s. 2020/21
-    il Progetto di legge n. 147/4 del 29 settembre 2020 Modifica all'articolo 58 della Costituzione in materia di elettorato per l'elezione del Senato della Repubblica .