L’ uguaglianza prende vita in aula!

  • Pubblicato il 17/02/2026
  • da G. R. - Castelvetrano (Trapani)

Ripercorro con voi i momenti salienti e l'emozione vissuta insieme ai miei alunni quando ha preso avvio il nostro progetto “Senza Ombre di giudizio”. Ho comunicato alle classi che avremmo iniziato il nostro nuovo viaggio alla scoperta della DUDU e dell’articolo 2 tornati dalle vacanze natalizie. Quel giorno ho colto subito un’energia diversa, quella curiosità frizzante che si accende quando i ragazzi capiscono che non parleremo solo di nozioni, ma di loro. Ho iniziato chiedendo a tutti di alzarsi in piedi. E poi subito: “Tutti uguali o tutti diversi?”. “Chi ha i capelli scuri faccia un passo avanti”: ed ecco un'onda di teste brune muoversi. “Chi è nato in un altro paese o ha genitori di un altro paese”: in quel momento c'è stato un attimo di silenzio rispettoso, mentre due alunni facevano quel passo avanti, portando con sé la loro storia. Quando ho chiesto: “Siamo tutti uguali?”, il coro di “NO!” è stato liberatorio. Ma la magia è avvenuta alla domanda successiva: “Queste differenze rendono qualcuno più importante di un altro?”. La risposta è stata unanime, quasi indignata all'idea: “Assolutamente no, prof!”. Lì ho sentito che il terreno era fertile. Ho potuto guardarli negli occhi e dire: “Esatto. Siamo tutti diversi, ma abbiamo lo stesso valore. È proprio da qui che nascono i diritti umani.” A quel punto, con l'attenzione al massimo, li ho portati indietro nel tempo, al 10 dicembre 1948. Ho raccontato loro di come il mondo, ferito dalle atrocità della Seconda Guerra Mondiale e dell'Olocausto, avesse bisogno di una promessa. Ho spiegato la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU) non come un semplice pezzo di carta, ma come uno scudo creato per difendere la dignità di chiunque, ovunque. Ho visto i loro volti farsi seri quando abbiamo parlato del perché fosse necessario scrivere questi diritti: per non permettere mai più a nessuno di dire "non lo sapevo" o di trattare gli esseri umani come oggetti. Il cuore della lezione, però, ha iniziato a battere forte quando abbiamo letto l'Articolo 2. “Senza distinzione alcuna”. Abbiamo smontato questa frase insieme. Ho chiesto loro se mancasse qualcosa in quell'elenco del 1948. È stato bellissimo vedere la loro sensibilità moderna emergere. Hanno alzato la mano per dire: “Prof, manca la disabilità!”, oppure “Bisogna aggiungere l’orientamento sessuale!”. Hanno capito subito che l'elenco non deve essere una gabbia, ma una protezione che si allarga per abbracciare ogni fragilità. Per rendere tutto concreto, li ho fatti muovere di nuovo con il gioco “È giusto o non è giusto?”. Quando ho letto: “Un compagno non viene scelto in squadra perché non è bravo”, li ho visti esitare, poi spostarsi in massa verso la parte dell'aula del “Non rispetta i diritti”. Ne abbiamo discusso e una ragazza ha detto una cosa che mi ha colpito: “Tutti hanno il diritto di provare a giocare. Se lo escludiamo solo perché non è un campione, lo facciamo sentire inferiore”. Ancora più forte è stata la reazione alla frase sulla bambina presa in giro per l'accento o sul ragazzo disabile che non può entrare in un locale. Lì ho percepito la loro rabbia sana, quella sete di giustizia che hanno i ragazzi quando vedono un sopruso. Hanno capito che escludere qualcuno significa ferire la sua dignità. Infine, abbiamo aperto la nostra Costituzione. È stato un momento di grande connessione civica. Abbiamo letto l'Articolo 3 e ho visto le lampadine accendersi quando abbiamo parlato del compito dello Stato di “rimuovere gli ostacoli”. Ho fatto l'esempio della rampa per disabili o dell'aiuto linguistico a scuola. Ho chiesto: “Basta dire che siamo uguali sulla carta?”. “No”, mi hanno risposto, “bisogna aiutare chi è in difficoltà per esserlo davvero”. Ho concluso la lezione guardandoli uno per uno. Ho detto loro che quei diritti scritti sono una promessa, ma che mantenerla spetta a noi, ogni giorno, in classe, nei corridoi, in palestra. Sono uscita dall'aula con la sensazione che non abbiano solo imparato un articolo di legge, ma abbiano sentito sulla pelle cosa significa essere una comunità che non lascia indietro nessuno. E questa, per un insegnante, è l'emozione più grande.
Per la lezione sono stati utili:
- il materiale messo a disposizione dal Senato: https://drive.google.com/file/d/1dOKosIG_qRSUGbsK_v5_zgbguU_U7DHe/view?usp=sharing
- un PPT sviluppato sulla base dei contenuti forniti dalla docente all’IA “Gamma”: https://drive.google.com/file/d/1cMxFstr4E0T2p6ndqGMhRMcssTxcyWMm/view?usp=sharing